Navalny, Usa e Ue chiedono un’indagine: Mosca rifiuta e respinge le accuse

Navalny, Usa e Ue chiedono un’indagine: Mosca rifiuta e respinge le accuse

Il portavoce di Vladimir Putin: “Le ipotesi che ci vedono coinvolti nell’avvelenamento sono solo vuoto rumore”. Quanto all’inchiesta, dice, prima andrebbe “identificata la sostanza”, che neppure in Germania hanno saputo “individuare”. Il presidente della Duma: “Potrebbe essere una provocazione di Berlino e di altre nazioni dell’Ue contro il nostro Paese?”. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo: “La famiglia Navalny e il popolo russo meritano di veder condotta una indagine piena e trasparente”

Il Cremlino respinge le accuse sul caso di Alexei Navalny, l’attivista ricoverato ora in Germania dopo un sospetto avvelenamento, ed esclude la necessità di aprire un’indagine che faccia luce sull’accaduto così come chiesto da Berlino, dall’Unione Europea e dall’ambasciata Usa a Mosca. “Gli Usa sono profondamente preoccupati dalle conclusioni preliminari degli esperti medici tedeschi secondo cui l’attivista oppositore Alexei Navalny è stato avvelenato”, afferma in una nota il segretario di Stato Usa Mike Pompeo. Intanto, la Farnesina in una nota ha espresso preoccupazione e chiede un’indagine trasparente.

Peskov: “Uso affrettato della parola avvelenamento”

La posizione del Cremlino è arrivata dalle parole del portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov: “Le ipotesi che ci vedono coinvolti nell’avvelenamento di Navalny non possono essere prese sul serio, sono solo vuoto rumore”, ha detto Peskov. Quanto alle indagini, prima andrebbe “identificata la sostanza”, che neppure in Germania hanno saputo “individuare”. “Finora – ha continuato – tutto quello che possiamo dire è che il paziente è in coma”. Peskov si è detto sorpreso per l’uso “affrettato” della parola “avvelenamento” da parte del governo di Berlino precisando che anche i medici di Omsk avevano preso in considerazione questa ipotesi, ma l’avevano poi scartata poiché non avevano rilevato nessuna sostanza tossica nel corpo di Navalny. “Le analisi mediche dei nostri dottori e di quelli tedeschi coincidono ma i risultati sono differenti”, ha ribadito il portavoce. E a chi gli ha fatto notare che tra gli oppositori di Putin la percentuale di incidenti, mortali e non, è sospettosamente alta, Peskov ha risposto negando che ci sia alcun tipo di “trama” per silenziare i nemici del presidente russo.

Presidente della Duma: “Potrebbe essere una provocazione della Germania”

Non solo Peskov, anche il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin, ha parlato della vicenda, sostenendo che alcuni Stati europei potrebbero aver provocato l’incidente di Navalny nel tentativo di creare tensione all’interno della Russia e spogliarla delle capacità di prevenire l’ingerenza straniera negli affari interni della Bielorussia. “È un bene che il cancelliere tedesco Angela Merkel abbia aiutato Navalny. Vorrei credere che avrebbe fatto lo stesso per qualsiasi cittadino russo, non solo una figura radicale dell’opposizione”, ha detto Volodin, secondo il sito web della Duma. Tuttavia, ulteriori dichiarazioni di Merkel e di Josep Borrel “suggeriscono una visione diversa della situazione”, dice Volodin. “Potrebbe essere una provocazione della Germania e di altre nazioni dell’Ue contro il nostro Paese?”. “È notevole – aggiunge – che l’incidente sia avvenuto dopo la pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali bielorusse, quando la pressione straniera sulla Russia ha raggiunto il culmine, cosicché il nostro Paese non possa impedire l’ingerenza straniera negli affari interni bielorussi”.

La rabbia dell’entourage di Navalny

Le parole di Peskov non sono piaciute all’entourge di Navalny, a partire dalla sua portavoce Kira Yarmush, che ha twittato: “Il fatto che sul crimine non sarebbe stata aperta una vera indagine e che il colpevole non sarebbe stato trovato era evidente. D’altronde sappiamo tutti chi è. Ma da come ne parla Peskov mi fa indiavolare”. Ancora più esplicita Lubov Sobol, l’attivista che un anno fa aveva di fatto sostituito Navalny nella lotta senza quartiere alla vigila delle elezioni municipali di Mosca, quando il creatore del Fondo Anti-Corruzione (e un bel pezzo dell’opposizione) era stato spedito in carcere per toglierlo dalle strade piene di manifestanti. “La dichiarazione di oggi di Peskov è un’autodenuncia del Cremlino, ha consegnato il suo patron con tutti gli annessi e connessi”, si legge su Twitter.

Pompeo: “Gli Usa sostengono la richiesta Ue di un’indagine”

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario di Stato Usa Mike Pompeo: “Se le notizie si dimostrano accurate, gli Stati Uniti sostengono la richiesta della Ue per una indagine completa e sono pronti a fornire assistenza in questo sforzo”, afferma in una nota. “La famiglia Navalny e il popolo russo meritano di veder condotta una indagine piena e trasparente, e che i responsabili siano puniti”.

Usa a Mosca: “Se avvelenato misure senza precedenti”

Intanto il ministero degli Esteri russo, dopo consultazioni a Mosca con il vice segretario di Stato Usa, Stephen Biegun, fa sapere che gli Stati Uniti potrebbero adottare misure senza precedenti contro la Russia se sarà confermato che Navalny è stato avvelenato. “Avendo classificato l’accaduto un ‘incidente’, la parte americana ha sottolineato che in caso di conferma del suo avvelenamento in quanto attivista dell’opposizione Washington prenderà misure che faranno impallidire la reazione pubblica degli Stati Uniti all’ingerenza russa nelle elezioni presidenziali americane del 2016”, si legge in una nota del ministero.

L’esperto: con quelle sostanze “le conseguenze sono molto gravi”

Chi conosce bene gli anticolinesterasici, ovvero il gruppo di sostanze probabilmente usato per colpire Navalny, non è ottimista. “Le conseguenze sono molto gravi. L’avvelenamento è quasi irrevocabile, purtroppo. E ci vogliono anni per riabilitarsi”, ha spiegato Vil Mirzayanov, padre del programma di ricerca sovietico del Novichok, i composti al nervino di ultima generazione sviluppati dall’Unione Sovietica (e poi dalla Russia) per ottenere la supremazia nel campo delle armi chimiche. “Espellerle è un processo lungo e doloroso”, ha detto alla testata russa Current Time. Secondo Mirzayanov, nel caso di Navalny chi ha amministrato la dose di veleno doveva essere “un professionista”, uno che sapeva maneggiare queste sostanze e non contaminarsi. Tra gli anticolinesterasici, Mirzayanov ritiene probabile siano stati impiegati gli “organofosforati”, che potrebbero essere stati “facilmente mischiati all’acqua o al tè”. O depositati sulla pelle di Navalny con un tampone imbevuto della sostanza: “Già questo sarebbe bastato”.

Farnesina: “Sosteniamo l’esigenza di fare piena luce sulla vicenda”

Intanto la Farnesina ha fatto sapere con una nota che “l’Italia esprime profonda preoccupazione per le conclusioni preliminari rese note dagli esperti dell’ospedale tedesco Charite’ sulle condizioni cliniche di Alexei Navalny che suggeriscono che l’attivista russo possa essere stato vittima di avvelenamento”. Il ministero degli Esteri italiano sostiene “con forza l’esigenza che si faccia rapidamente piena luce su questi gravissimi accadimenti  e, in linea con quanto già richiesto in sede Ue, auspichiamo che le autorità russe avviino al più presto un’indagine indipendente e trasparente con l’obiettivo di assicurare i responsabili alla giustizia”.

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